rappresentazione dell'angoscia

Quasi tutti hanno conosciuto in un certo momento della loro vita quel sentimento spiacevole di apprensione per un qualcosa d’indefinito e indefinibile. E’ proprio l'indefinitezza, il non riuscire a dare un senso logico e razionale alla propria apprensione che caratterizza il sentimento dell’angoscia. In alcuni momenti questi stati di apprensione possono avere delle impennate improvvise e, apparentemente ingiustificate, dando luogo alle cosiddette “crisi d’ansia”.
Quando ciò accade, il quadro ansioso si complica, tra tutti i sintomi il più spiacevole, quello di essere sul punto di morire Per Kierkegaard e Sartre, l’angoscia coincide con il timore di scegliere tra infinite possibilità: “L’angoscia nasce dalla possibilità di potere” (Kierkegaard). “L’uomo è quel che si fa” (Sartre). - Oppure, scaturisce dal timore per le infinite possibilità negative: “Nel possibile, tutto è possibile”.
Nell'angoscia l'uomo sente insieme il nulla donde proviene e la tensione verso l'av­venire che lo attende, gli appare l'ambiguità fondamentale della sua esistenza, sospesa tra l'essere e il nulla, e con essa l'irrazionalità della sua situazione metafisica e l'assurdità della vita. Nella vertigine sull’orlo dell’abisso, l’uomo non sa reggere il peso dell’angoscia e per romperla compie il salto nell’abisso stesso: pecca. E con il peccato prende coscienza di sé, così l’angoscia si va a configurare come possibilità del male e del bene che accompagna l’uomo in tutte le situazioni, ineluttabile contro ogni tentativo di occultarla essa è insieme condizione di apertura alla libertà, via che conduce alla fede se vissuta nel modo giusto. L’esperienza della possibilità del nulla si risolve così soltanto compiendo un altro tipo di salto, un salto qualitativo, aggrappandosi all'unica possibilità infinitamente positiva: Dio. Il credente non ha più l'angoscia del possibile, poiché il possibile è nelle mani di Dio.

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